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Il social freezing, intervista al dottor Fabio Perricone

Ci sono delle variabili sociologiche che inducono oggi una donna a ritardare l’età della prima gravidanza, tra cui, l’instabilità economica, la precarietà, la necessità di fare carriera e le relazioni instabili. Trovare la corrispondenza “perfetta” tra questi fattori e la volontà di superare le barriere psicologiche della paura di non farcela, non è affatto semplice. Si tratta di una vera e propria lotta contro il tempo. Da un lato, ci sono le condizioni ambientali che non favoriscono la nascita di un bebè, da un altro, la fisiologia della riproduzione femminile non riesce e non può adeguarsi ai mutamenti sociali. Ho intervistato così, il dottor Fabio Perricone, specialista in Ginecologia ed esperto in Medicina della Riproduzione, per comprendere meglio qual è il percorso da intraprendere per una donna che vuole tutelare la sua fertilità.

Dottore, quali sono gli step per preservare la fertilità femminile?

Si tratta di un argomento importante da affrontare, nel senso che bisogna agire prima di riconoscere il “campanello d’allarme” che ci invia l’orologio biologico. Il numero di gameti di ciascuna donna è un patrimonio non rinnovabile, che diminuisce con l’avanzare dell’età: le cellule uovo “invecchiano” insieme alla donna. Più passa il tempo più le cellule non sempre sono idonee ad essere fecondate presentando un rischio maggiore di anomalie cromosomiche.
Quando bisogna fare i primi controlli?
In linea di massima, un controllo si può effettuare intorno ai 30 anni attraverso la valutazione del patrimonio follicolare. Nei casi a me affidati procedo con un’ecografia per stabilire la conta basale dei follicoli (Antral Follicle Counts), e con un dosaggio ematico dell’ormone AMH (Antimulleriano). La correlazione di questi due dati da una stima della riserva ovarica in base alla quale è possibile giudicare l’età ovarica della paziente. Se vi è una bassa riserva ovarica, in determinati casi consiglio il social freezing.

Cosa s’intende per Social Freezing?

Il social freezing è anche detto “social eggs-freezing”, perché è un congelamento degli ovociti fatto per ragioni sociali, cioè per permettere alle donne di perseguire la propria carriera e avere dei figli una volta raggiunto un certo livello di sicurezza ed esperienza sul lavoro. Le donne che scelgono di conservare i propri ovociti non escludono l’idea di avere un giorno dei figli in modo spontaneo. Per loro, la crioconservazione degli ovociti è come una forma di assicurazione, cui fare ricorso se proprio non si riesce ad avviare la gravidanza rimandata per occuparsi dell’avanzamento della propria carriera. È importante sottolineare che il congelamento degli ovociti può essere fatto da qualsiasi donna sana che voglia assicurarsi la possibilità di avere dei figli in futuro.

 

Come funziona la riserva ovarica?

Il numero degli ovociti è stabilito dal corredo genetico di ogni donna, che è determinato, non rinnovabile e quindi con il tempo si riduce. Le cellule uovo (gameti femminili) non sempre sono idonee ad essere fecondate e presentano un rischio maggiore di anomalie cromosomiche quanto più è inoltrata l’età della donna. Pertanto non si può fermare ‘l’orologio biologico’, portare a concepimento e a termine con successo una gravidanza dopo i 40 anni risulta più difficile. E’ proprio a questo punto che può risultare utile il social freeazing per mettere in stand-by l’orologio biologico.

Come si prelevano gli ovociti e per quanto tempo si possono conservare?

La conservazione di ovociti prevede una stimolazione ormonale della durata di un paio di settimane con monitoraggi ecografici e ormonali e un piccolo intervento chirurgico con blanda sedazione per prelevare gli ovociti. Pertanto, attraverso la stimolazione, si permette alle ovaie di portare a maturazione tutti i follicoli che in quel mese sono messi a disposizione con i rispettivi ovociti. Gli ovociti si conservano mediante congelamento la tecnica è quella della vitrificazione, con essa si portano rapidamente le cellule uovo a una temperatura di -196 gradi in modo da evitare la contaminazione con l’esterno. Le cellule vengono poi conservate in azoto liquido e possono essere mantenute in questo modo per molti anni. È necessario per chi desidera iniziare il percorso eseguire alcuni esami come il cariotipo, la fibrosi cistica e altri accertamenti fondamentali per escludere le cromosomopatie e altre patologie che inficerebbero la conservazione dei gameti.